I suoni e i gesti

di Alberto Bregani

Con lo stupore di un bambino che vede lo spettacolo per la prima volta, mi sono incantato a guardare le macchine ripetere i loro automatismi senza una sbavatura; le ho viste e riviste mettere in fila le bottiglie, ricoprirne i tappi con la stagnola, metterci l’etichetta, spazzolarla, rimetterle poi in fila precise per la selezione e il confezionamento finale. Ho sentito i loro suoni ben definiti, le loro modulazioni, ognuno con il proprio carattere in altezza, intensità e timbro. Suoni alti, acuti, bassi o gravi, così chiari e riconoscibili da poterne descrivere ora, ad occhi chiusi, ogni loro fase. E poi ho osservato i gesti delle persone; gesti ripetuti chissà quante centinaia o migliaia di volte. Come le macchine, certo. Ma gesti così attenti e delicati, anche nei loro suoni così ovattati, da racchiudere tutta la consapevolezza di essere ultimo e importante tassello di un puzzle composto dai gesti e dalle azioni di tante altre persone; consapevolezza di avere a che fare con un prodotto vivo, che arriva dalla terra, con il suo carattere e la sua personalità. Il suo valore.  Suoni e gesti di un ordinario giorno di inizio agosto in cantina a Petra, tra un tintinnio e un sorriso.